Una volta arrivata però, con gli abbracci dei nonni, di Nanna e mezzo panino al salame (mia nonna aveva un piccolo negozio d'alimentari) mi riprendevo.
Ho mille ricordi ancora molto vivi. Avevo diversi amici: un cugino (che poi in realtà mi è nipote, vai a capire i legami di secondo grado), qualche bambino di Budoni, ma sopratutto gli operai del caseificio (di nonno) e Fausta, la ragazza dello spaccio. Poi c'erano miei cugini di primo grado, tutti più grandi: mi viziavano si, ma mi assoggettavano anche forte con mio fratello; qualcuno... mi usava pure come passepartout per le uscite serali (o no?).
C'era la campagna a Maiorca con agnellini, maialetti, caprette, mucche; li andavo anche agli spuntini di caccia ma è un'altra storia, merita di essere raccontata eh, ma lo farò un'altra volta.
Tutti i ricordi legati al mare. Tavolara, le gite in gommone: i tuffi, le planate, i gamberetti, i granchi, i ricci, con Angelo stavamo mille ore a bagno nelle roccette, i delfini, il panino la sera alle cinque mentre si rientrava in porto, cotti dal sole, infreddoliti dagli schizzi e dalla giornata a mollo. Tutte le volte che son caduta, che ho pianto per nostalgia, che non volevo più tornare a Sassari. Le storielle della buona notte di Nanna fuori in veranda, normalmente facevano morire di paura e lei si ritrovava con un polpetto nero attaccato alle costole tutta la notte, lo yogurt fatto in casa. L'odore del caminetto d'inverno, con le coratelle e le salsicce messe ad arrostire da nonna; il profumo del pecorino stagionato nella cella; il sugo di Nanna, che dopo essere stato tutta la mattina sul fuoco finalmente all'una si poteva assaggiare.
| (Budoni, 2012) |
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