giovedì 30 maggio 2013

La terra


 Tè con miele d’Alà dei sardi, torta fatta in casa e gatto ciccione roscio invasato per aver mangiato tonno arrosto! Come si può stare lontani da tutto questo?
C’ero, ma non c’ero, poi c’ero, ma ero in viaggio. Non scrivo da secoli credo di essermi dimenticata anche come si fa, speriamo di no che già prima…
Dicevo ero in viaggio qualche giorno, il luogo Barcellona, il motivo, il Primavera Sound- festival musicale a cui vado da cinque anni- anche quest’ anno esperienza rigenerante, faticosissima se si è “vivaci”  ma comunque tutta quella musica ti ricarica alla grande.
(Serra Secca, tutti gli anni) 
Tornare a Bracellona dopo averci vissuto mi fa ogni volta un effetto diverso. Questa volta il fiume mi ha travolto dalla stazione, non  vivo molto la città devo dire, il festival mi prende molto tempo e pur e le birrette,  sino al terzo giorno ho seriamente pensato di trasferirmi, di riprovare, di risvegliarmi con l’odore di cumino e una mamma catalana  indemoniata perché il figlio non vuole fare colazione, non sentire lingua italiana anche per giorni,  darti appuntamento sotto  al Gatto di Botero, si sotto a fare gli sciocchi con le palline del gatto, mille mille mille altri motivi relativi a tutti le cose che può offrire una grande città.
Dal terzo giorno in poi mi sono ricordata tutti gli svantaggi: la poca pulizia, non sono una schizzinosa, anzi, normalmente sono appellata "Pankarrogna", l'unica cosa che faccio è odorare tutto però. Sono tornata con la gastroenterite, infatti, per fortuna arrivata una volta a casa. Ancora “i maiali bipedi” per la città, ci sono ovunque, in campagna in città di qualsiasi razza ed etnia, ma a me è sempre sembrato il secondo sport della città rompere le balle alle povere signorine, il primo sport è rovistare nell’immondizia a casaccio anche se non se ne ha bisogno realmente!
Quello che ancor piú mi ha fatto cambiare idea- attenzione, che potrebbe risuccedere è una città dove mi sento abbastanza a casa- è il disagio palpabile della società, mi spiego meglio gli effetti che la società ha prodotto negli ultimi 15 anni. Credo, ma ne sono quasi sicura che Barca, negli anni del boom dell’eroina si presentasse anche peggio di così, ma a me da fastidio vedere i giovani miei coetanei, se non più piccoli, accarezzare e parlare con le mattonelle, sudici, buttati nella stessa piazza da mattina a sera (come me ne darebbe e me ne da, vederne altri senza lavoro o lo stesso al bar tutto il giorno, a bere o a giocare alle macchinette), a vivere una vita piú dura del necessario come se già non lo fosse, mangiare negli angoli i rifiuti degli altri con facce da bambini ed occhi tanto vuoti quanto appesantiti da giorni e giorni, notti e notti, additivi su additivi. Come si può permettere questo? Perché? È così difficile l’esistenza, che ancora non noi riusciamo con tutti i confort medi e non, necessari e non, spesso non a vivere sereni?  Forse non voglio vivere e rivivere ogni giorno queste cose, voglio dissociarmi dalla società del mio tempo. Sì, forse è fuggire, è una cosa che faccio, ma questa volta più che mai “voglio andare a coltivare pomodori in campagna” -così dicevamo-voglio stare qui a casa mia: con le bietole, le fragole, le patate, le ciliegie le cipolle, le galline, Oreste- già voglio pure voi bipedi, ma non quelli maiali-  la terra, il mare casa!

                                                        http://youtu.be/P8a4iiOnzsc

mercoledì 10 aprile 2013

Un viaggio


Ups! Non aggiorno il blog da un mese. Per i più severi: non pensiate che mi sia già stufata ne ho da dire ancora!
Oggi pubblico una delle poche cose che mi son piaciute in questi anni di università, è un esercizio che un docentino (ragazzo giovane e non di ruolo) ci ha fatto fare e che a me ovviamente mi ha gasata forte, sono stata secchiona per una volta nella mia vita alè !!  Di dato avevamo: il luogo ossia la Francia, il personaggio o vero un viaggiatore, il sogno del personaggio, fermarsi.
Ovviamente nessun docente o docentino poi me lo ha corretto, altrimenti non sarei una vera Coyote. Pazienza però leggete voi: qualcuno si riconoscerà altri saranno delusi perché lo hanno già letto e magari si aspettavano qualcosa di nuovo ma no, nulla!
Buona lettura! 
<È iniziato tutto nell’adolescenza quell’irrequietudine, la voglia di conoscere tutto e di fuggire da tutto. Le chiacchierate  con gli amici a tarda sera, le prime birre passate a sognare cosa si nascondeva dietro Annecy, il lago, il castello, già avevano perso il fascino della scoperta, ogni filo d’erba ogni pesce già erano cosa nota. La comunità cosi piccola e soffocante, obsoleta. Giusto durante la bella stagione o durante i festival cinematografici stranieri, si incontravano facce sconosciute: quanti misteri nascondevano i loro occhi, chi erano? Da dove venivano? Cosa pensavano e conoscevano? E quei film difficili da comprendere ma con scenari così attraenti e lontani, come ci si può accontentare di vederli solo su pellicola?
Ormai avevo 20 anni, avevo già corteggiato e “messo nel sacco”  tutte le ragazze più carine o solo più “allegre” del paese, non che persero del tutto la loro capacità di allietare la mia permanenza, erano sempre un buon passatempo, anche il lavoro non andava, male lavoravo in un bar con degli amici, ma in ogni caso non ero mai soddisfatto, “ la mia sete” mi dava il tormento e proprio l’ottobre di quell’anno iniziai il mio viaggio.
Prima Parigi la capitale, poi Bordeaux ma non era abbastanza. L’ Inghilterra, la Spagna e poi L’Italia che meraviglia se ripenso, alla vita in grotta a Granada, al fervore di Plaza “del Tripi” o a piazza della Vettovaglie, quanti odori, quante serate, storie e quanti amici momentanei e non.
Ma niente non sono serviti a placare il mio errare a placare me. Così pensai che l’America, piú in particolare New York mi son sembrate l’unica soluzione, ero sicuro di trovare lì quello che avevo cercato per 12anni nella vecchia Europa- magari anche una bella latinoamericana con cui condividere la tanto bramata ricerca- decisomi e salutati gli amici italiani, pensai fosse giusto tornare a casa per un po’, stare con la famiglia racimolare qualche soldo, facendo la stagione estiva e poi partire oltre oceano.
Ho sempre pensavo di poter decidere della mia vita ed invece ora ho 35anni ed  è il terzo anno che mi fermo per una nuova stagione qui ad Annecy, non ho mai attraversato l‘oceano poi, la mia sete si è estinta  la vivo al contrario: sono io ad accoglierete i viaggiatori , ora viaggio attraverso loro e mi basta.
C’è una ragazza, si chiama Annelour, non è latinoamericana, però Olivier e Annlour suona bene.>

                          http://youtu.be/Z-DVi0ugelc

giovedì 14 marzo 2013

Incontri


( Monte Nieddu, novembre 2012  fatevela piacere )
Io ho paura della morte, ne sono terrorizzata, ho paura del dolore che provoca, della violenza con cui può accadere… Un freddo pomeriggio di marzo, il maestrale sovrano è spodestato da qualcosa di più forte: una folla confusa e disperata fuori di una chiesa, piange una tragedia. Il maestrale soffia freddo, gelido. Sono le quattro e mezza, orario d’uscita di scuola. Una nuova folla irrompe chiassosa. Un grandangolo di realtà, perché così è, l’unica cosa che contrasta la morte, è la vita perciò l’unica soluzione sensata è vivere tutto d’un fiato finché siamo in tempo!


                                                    http://youtu.be/s42QTJO_BDE 

mercoledì 20 febbraio 2013

Le touribillon


Si, è passato il mio compleanno e niente neve.
(Regalo di compleanno di una mia "cliente" dell'estate!
 Magliano Alpi, 11 febbraio 2013)
Mah, forse è stato meglio, sono una irrecuperabile Don Chisciotte. Avevo deciso di trovare un’altra tradizione per il mio compleanno, una ricorrenza dell’età adulta. Ero convinta d’averla trovata, ma era troppo legata ai mulini a vento. Potrei farmi regalare un gatto l’anno, ma credo che Oreste  non la prenderebbe bene. Potrebbe, potrebbe essere smettere di festeggiare il compleanno, ma poi i trenta?  I quaranta? Ma soprattutto, i regali? Parliamoci
chiaro: io li voglio, già in pratica non becco più quelli nelle bustine dai parenti, dovrei rinunciare pure ai vizi degli amichetti? Maiii
Bene è un periodo d’assoluta aridità quindi ho poco da dire, ecco sono felice che San Valentino non sia più la festa dei Baci Pe****na- che sono buonissimi percarità, soprattutto quelli piccolini-. Sono andata a vedere il flash mob One Billion Rising:  mi sono “incazzè” per essermi fatta mancare di rispetto qualche volta ed emozionata nel vedere tutte quelle donnine unite e solidali. Mi è piaciuto molto poi averlo visto qui a Sassari, città piuttosto  cattiva scorsa settimana, sabato mi sono sparata anche i giocolieri, ero uguale a tutti bambini  che li guardavano di fianco a me, stesso entusiasmo e stessa partecipazione, solo non ero mascherata, avevo un birra in mano e quei maledettissimi occhi tristi. Forse mi sarei dovuta mascherare!
Nel frattempo è cambiata anche l’aria si, c’è freddo, ma piano piano sta cambiando l’odore, la primavera sta chiamando!
Che dire? Le pale dei mulini continuano a girare… saranno solo pale… o no?

PS Periodo di votazioni, “vediamo cosa n’esce”.

                                                     http://youtu.be/PIkWJZf33UY

mercoledì 6 febbraio 2013

Un zumo de naraja


Ore 7: 30 Annamagia vs la mattina!
Ieri era l’anniversario di matrimonio dei miei genitori, trentacinque anni . A parte chiaramente far loro i complimenti sottolineerei che sono trentacinque regali che mia nonna ha fatto loro, trentacinque anni di possibili regali da persone varie, trentacinque anni di piante con chili di arance nei rami, per non parlare dei limoni in sostanza tonnellate di cose da spremere. Numero totale di spremiagrumi in casa zero. Meglio poi si, mi nonna lo aveva, da bambini quelle tonnellate d’arancia, tornavano utili durante la febbre quando uno o due spremute ti erano concesse, solo dopo aver vomitato l’intestino crasso però, altrimenti la spremuta sarebbe potuta diventare soda caustica.Al bar non mi piace molto solo quando viaggio (vero signorinelle).  Nell’ultimo periodo, il mio desiderio di spremuta è cresciuto- mi sono anche ammalata ma niente- ma in momenti in cui non potevo andare a chiedere spremi agrumi in giro quindi per questi fantastici 35 anni, incaricata di comprare un pensierino, ho pensato fosse più che fosse giusto comprare uno spremiagrumi, per il bene di tutti. Diciamo che è un oggetto destinato a passare gran parte del tempo fermo, immobile su qualche ripiano ma che tutta via è unico ed insostituibile, di cui non si può più fare a meno poiché speciale, profumato e morbido- ups forse mi sono fatta prendere e parlo di me- “nessuno mette baby in un angolo” (cit.).
Stamattina- in vero mi sono svegliata alle 4:50 maledetta insonnia-  intorno alle 7:00 stivali, pigiama, cuffia e piumino sono andata a raccogliermi il frutto proibito dalla pianta. Lui era lì, l’uomo che dorme mai insomma  mio padre, con gatto rosso ciccione alla destra (che giocava con una testa di pollo, quello vero eh) e setterina sciocca scodinzolante a sinistra, ero lì sotto la pianta con la rugiada in testa lanciatami da un ramo- bastardo- sempre più vicino alla meta, quasi alle scale, spremi! Spremi! Quando striscio i piedi per pulirli dal fango, l’aria si ferma, gli animali alzano la testa e da dietro i limoni si sente : “quali hai preso?” Da quel momento in poi tutto sarebbe potuto succedere. Dopo avermi rispiegato per filo e per segno quali sono da spremuta quali no e le varie qualità ecc, pensavo mi facesse raccogliere tutte le arance da terra ed invece mi ha solo lanciato un cesto di bietole da lavare ma in ogni caso da poter fare dopo la colazione. Tovaglietta, tazzina da caffè, torta di mele fatta da me (l’ultima fetta che domenica volevo donare) e un bicchiere di spremuta, la migliore della mia vita! 
Buon mercoledì! 
                                                                    http://youtu.be/tqmid9MlFSw                                               

mercoledì 30 gennaio 2013

La febbre



Che palle ogni tanto mi ammalo e non sono più Super Magia.  Proprio una gran rottura, dormicchi tutto il tempo, ti stanchi a fare le scale, a bere, a magiare no, ma comunque mangi cose da febbre o caramelle gommose o gelato, ti annoia tutto, non riesci a seguire un film perché domirai dal decimo minuto in poi, vale anche per puntate dei Griffin o di qualsiasi altro cartone, non puoi andare in piscina e spesso vinto dalla pigrizia sei costretto, il telecomando è caduto tra il muro le coperte ed il letto, a seguire programmi che non vorresti seguire, se poi parte il film horror sei costretto a trasferirti in un’altra camera, non vedo altre soluzioni. Il telecomando è come il compagno ferito in guerra “Non pensate a Steve, Steve è morto!”
(Porto Ferro, 2012 scattata da Chiara M.)
 Non voglio tirare un pippone sulla febbre, ho iniziato a scrivere perché seguivo un programma, dove stavano intervistando una nota e famosissima gnocca che gira in tv, argentina, sa fare tutto, ma tutto eh cari amici, ora è pure in cinta di un moccioso di 23 anni, ma a quanto diceva prima, non cito ma quasi: “Napoli e l’Argentina si assomigliano molto per questo”, credo intendesse nel non usare i contraccettivi!
Non volevo neanche scrivere questo, quello che volevo raccontarvi è che, io febbricitante, bianca/verde, occhiaie segnate, mogno e pigiama- che non metterebbe desiderio manco ai “compagni di merende”- aspettavo che il gelato si sciogliesse sul termosifone e sentivo parlare questa donna, in mini tubino nero, panza da gravida, tacchi vertiginosi sempre gran fisico, e ascoltavo distratta dall’invidia quella tipica femminile, ma anche affascinata da due belli occhioni e poi noto che in quel viso da porno/sapone le labbra sono proprio come dire voluminose ed eccessivamente simili a quelle di una sua collega,  mentre immagino la mia faccia e le mie gambe con estrema sottomissione, chiedo a mia madre-quella che a messo poco impegno nel farmi, proprio lei- Ma le labbra sono sue?? La risposta mi ha deluso parecchio, non sono le sue, la donna considerata la numero uno, la più bella di tutte -per lo meno da uno che conosco- aveva pezzi di plastica qui e lì appiccicati per bene, quindi “si sarà vista brutta”, allora capita tutti, allora è per quello che sa leggere e scrivere-ha fatto tutta una sviolinata sull’emancipazione delle gnocche a casaccio durante l’intervista- bene allora appurato oggi che, mentre mangio gelato davanti al caminetto in pigiama alle undici di sera, non avrò mai il suo fisico… sappi però  cara B…n che No TI TIMMU! (non ti temo)

mercoledì 23 gennaio 2013

“…..i love you but you‘re bringing me down”




Sono certa che capiti a tutti per le diverse cose che amiamo, ogni tanto ci trascinando nel baratro, ci schiacciano. Può essere una città, un lavoro, una relazione o tutto insieme la stessa vita tutta intera! La adori, l’hai anche scelta magari però, ecco il però che se diventa un non, it bring you down!
Molte persone vogliono lasciare la città natale qualsiasi essa sia, New York come Murtamaria http://youtu.be/GbT17flw0PA , certo alle volte ci si è costretti, in generale succede per lavoro, alcuni scelgono altri centri piccoli e non aspirano ai centri più grossi, sinceramente è una cosa che capisco poco perché io non lo farei, però forse perché Sassari a me in fondo piace, magari cercano la stessa realtà ma con gente diversa… che stronzi! Alcuni tornano dopo dieci anni di saltellamenti per l’Europa, tornano al paesello e non riescono più ad andarsene, sarà la famiglia? Oppure solo perché con l’età cambiano le esigenze!  Va be' fatti loro! Poi c’è chi passa metà dell’anno in un posto o più, poi torna nella nostra isoletta, qualcuno a lavorare. Altra cosa che non capisco- chiaramente se non è l’unico modo disperato per stare qui-  tornare per vivere le tue origini come lavoro, ritorni a casa per infilarti nel turismo a volte più scadente dei villaggi, certo la famiglia è un lavoro, i parenti tutti, ma alla fine non li odi o se lo fai li eviti non sono, una meta turistica dove devi soddisfare i bisogni di persone che non conosci, certo magari con qualcuna di queste fai amicizia mah! Non può essere il modo di vivere casa tua, altrimenti chiaramente la odierai e ti butterà giù! Insomma i casi sono tanti!
A me succede, ogni tanto la nostra bella cittadina mi schiaccia, in questo periodo non la reggo molto, m’infastidisce tutto mi danno futta (fastidio)  i sassaresi lamentosi, quelli non lamentosi, quelli che mi stanno sul culo, quelli che non mi stavano sul culo, ma che breve mi staranno, mi sto sul culo pure io che normalmente sono simpaticissima! La cosa mi destabilizza perché pensavo di aver deciso di rimanerci, non so cosa farò, non so se lo farò, ma almeno la città… Allora mi faccio una passeggiata per il centro, rido delle sassareserie come “chi tocca la puppa diventa padrino”o “ a paracqua aperta e culu triccia  triccia”, mi infilo in un bar con delle amiche o amici, sputo un po' di veleno fuori, sorseggiando vinelli, riprendo gli studi, sempre meno rispetto ai vinelli o alle birrette, organizzo un viaggio, aspetto che tutti i nomi del Primavera Sound 2013 ci vengano resi noti (Alè)  … e Sassari, piano piano tornerà a sorridermi anche questa volta! 

 Che dire: Sassari i love you though you’re bringing me down!

domenica 6 gennaio 2013

Avanti il prossimo!


Anno nuovo, vita nuova! Dicono...
Non so bene se tutto dipende dall’arrivo dell’anno nuovo, o magari è solo una coincidenza, o magari no. L’altro giorno stravolta dalle svariate nottate di festeggiamenti- una volta che si sdicembra lo si fa per bene- guardavo delle foto ho iniziato con le foto che ho in camera, di me bambina. Inutile negarlo mi mettono sempre una certa malinconia, a grandi linee mi ricordo cosa pensavo, ho raccontato qualcosa, ma realmente chi ero? Più la guardo e più mi rendo conto quanto sia lontana: è questo che vuol dire diventare grandi? Crescere? O cambiare? Dimenticarsi come si era da bambini e non saper esserlo più, dover mutare per forza, non critico i miglioramenti son convinta, siano necessari anche per non rendere la vita patetica e noiosa, complicandola ulteriormente sino all’annullarsi completamente, e poi quando arrivo alla vista delle foto dell’adolescenza penso proprio che si necessario, non solo per quegli stivali verdi, proprio per tutto!
Poi sono arrivata alle foto più attuali, 2008, 2009, cosa volevo? Un Erasmus. voler vivere sola, in un’altra città, e poi? Cosa volevo? Di cosa vivevo tutti i giorni, in quelli che non mi ricordo, e non per colpa della birra, cosa volevo fare? Niente tutto così compatto e così denso e così poco chiaro. Poi 2010, 2011 tanti ricordi belli, brutti, pessimi e purtroppo sai quello che pensavi, rivedendone alcune, pure quello che non pensavi e pure qualcosa che volevi! Infine 2012, le foto di quest’estate non sono più io, d’ottobre non sono più io o lo sono certo ma comunque diversa, giorno dopo giorno e del tutto involontariamente. L’unica dove un po’ mi riconosco e ritrovo ho un naso rosso, ma attenzione mi ci ritrovo perché c’è Oreste a fianco. Non sono più io, ma sono sempre io (alta filosofia), stessa vita stessi errori, ma cambiamenti latenti che non riesco a fagocitare e inglobare in Annamagia, forse non li voglio, bah quanta poca chiarezza. L’unica cosa che volevo dire è che i buoni propositi e i cambiamenti che si fanno sotto la fine dell’anno sono un fesseria, proprio come la Befana, che a casa mia non è passata stronza, cambiate se VOLETE cambiare, tutti i giorni e tutti i minuti ma forse senza imposizioni almeno che non siate infelici! Mi sento anche un po’ Fabio Volo, brrrr nel caso sarebbe giusto e doveroso cambiare!



( Berchidda,  2011 scattata da Roberta C.)

                                                                   http://youtu.be/q-G1Nltx
                                                               http://youtu.be/8AQl4f7zW8U